Una donna antropologa per passione, che scopre il mondo umano intervistando gli altri. Nasce WhatsYourSense, un progetto di video-interviste che incontra la gente.

mi trovo con Eva in centro, per pranzo. Ho voluto conoscerla per scoprire che donna c’è dietro a questo bellissimo progetto, umano e introspettivo, ma aperto a tutti.

Come nasce il tuo progetto WhatsYourSense?

Nasce da me, dalla mia voglia di andare, di cercare, di trovare qualcosa. Fin da piccola avevo bisogno di scappare e di fuggire, per andare a scoprire il mondo. L’ho capito con gli anni,riconoscendo quella voglia che ogni tanto partiva da dentro di me di “andare a vedere”. In adolescenza ad esempio ho colto un aspetto fondamentale di questa esigenza: mi sono resa conto che volevo muovermi in solitaria, che non avevo affatto bisogno di essere accompagnata, magari da delle amiche, ma anzi preferivo ritrovarmi da sola a girare per le città nuove da scoprire, esclusivamente seguendo il mio istinto. Devo sentirmi libera di andare e di muovermi come voglio: con questo progetto lo faccio.

whatsyoursense.com/

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Cos’è questo progetto?

È raccontare le persone, il senso delle persone, attraverso le loro parole, in un’intervista. Ci ho messo tanto a capire cosa volessi rappresentare realmente: è complesso costruire un progetto, scegliere il soggetto, il modo, lo scenario. Alla fine, dopo molti passaggi, sono arrivata al dunque. Alla sincerità diretta, essenziale così com’è. Un volto e la sua voce.

Quando è nato?

Le interviste sono online da fine ottobre, anche se in realtà tutto nasce prima, quando ho deciso che non sarei più tornata a lavorare come facevo prima, perché volevo cercare di comprendere cosa realmente muove ogni essere umano, e raccontarlo.

Cosa rappresenta il viaggio per te?

Ho viaggiato molto prima, è per questo che voglio rappresentare le persone, per raccontare singolarmente il loro senso di vita, nelle molteplici diversità. Per ora, le interviste che ho pubblicato sono una ventina, tutte fatte qui in Italia, ma l’idea del progetto è proprio quella di raccontare le persone in giro per il mondo. Io adoro viaggiare e non vedo l’ora di rincominciare a farlo seriamente: ora ho due bambine piccole [4 e 3 anni, ndr] e gli spostamenti sono un po’ meno agevoli, anche se fattibili. Prima il viaggio era “prendere e andare”, ora invece è “organizzarsi alla perfezione e andare, ma tornare veloce!” [ride].

Come scegli chi intervistare?

Chiunque può contattarmi e farsi fare un’intervista. Ho cercato fin da subito dei riferimenti di comunità sociali, come ad esempio il Cassero di Bologna, dove ho trovato tanta umanità e intensità, in cui ho incontrato persone forti in tutti i sensi: dal punto di vista antropologico, ovvero persone molto consapevoli di appartenere alla vita, al di là del loro stesso giudizio o di quello degli altri, e per la varietà delle persone che ho potuto conoscere, diverse tra loro e belle da ascoltare. In altri casi ho scelto per curiosità, per stima e per amicizia. Non c’è un input speciale nella mia scelta, solo la volgila di incontrare l’Altro.

Cos’è la cosa che ti piace di più di WhatsYourSense?

Trovare le persone. Trovarle, nel senso di entrare in contatto con loro in una maniera talmente unica e profonda da rendersi conto di non poterlo fare diversamente. È davvero potente seguire i sentimenti umani, qualsiasi essi siano. C’è chi esprime gioia, chi malinconia, chi ti porta tutta la sua vita davanti e chi magari ti racconta una cosa specifica. E tu in un attimo ti ritrovi a condividere la sua emotività, ed empatizzi.

C’è una persona in particolare che ti è rimasta più in mente?

Guarda, io ho ovviamente tutti i contatti delle persone che ho intervistato e con tutte, in maniera assolutamente diversa, resto in contatto. È pazzesca la complicità che si crea a condividere così intimamente il momento dell’intervista. Poi, certo: per me c’è sicuramente Rossana. Mi ricordo tutto di quello che mi ha detto, ma più che altro di come mi ha trasportato letteralmente nella sua vita, che è pazzesca, perché è più di una, ma che è la sua…

Perché il tuo progetto è autofinanziato?

Ho deciso così perché credo nell’intraprendenza personale e nel fatto che a chiunque, non solo a me, possa interessare la scoperta dell’uomo in quanto essere umano e il racconto della sua essenza. Ognuno di noi è unico, legato a qualcosa o a qualcuno. Il racconto che la persona fa di sè durante l’intervista ha la potenza di trasportarti in un ascolto davvero empatico, in cui senti l’emozione dell’altro come fosse tua. È un’esperienza che arricchisce immensamente. Sto comunque lavorando sulla possibilità di presentare questo progetto e renderlo finanziabile: certo devo trovare il partner giusto che creda nei miei stessi valori e che veda in WhatsYourSense del potenziale di marketing, ma sono scettica in merito. Secondo me è un “contenitore” talmente pieno di umanità e di mondo, che i valori reali del progetto sono per la brand-responsibility e il nuovo modo di fare comunicazione, legato allo storytelling e al racconto della persona. Chissà: è sempre interessante vedere cosa l’Altro vede di te, e viceversa!

Quanto ti ha aiutato lavorare in precedenza nel modo della comunicazione?

Di certo so come funzionano le regole di marketing e le dinamiche da grande agenzia, in particolare alla Saatchi&Saatchi mi  occupavo della ricerca delle nuove esigenze dei consumatori, legate alle tendenze del mercato. Ma direi che il mio progetto è nato per auto-affermazione, non in continuità con quello che facevo prima e che tutt’oggi avverto come distante e diverso. La cosa che resta costante, è lo spostamento: viaggiare per raggiungere persone con le quali entrare in contatto.

Che tipo di donna sei, come ti definiresti?

Un’ottima madre, una pessima compagna! O forse no, il contrario? [ride] Non so, sono così.

Come ti immagini tra 10 anni?

In viaggio con Andrea e le bimbe.

Come si fa ad essere intervistai da te?

Basta scrivermi una mail: eva@whatsyoursense.com

Tutti le interviste di WhatsYourSense le trovate qui: whatsyoursense.com, facebook/whatsyoursense