Il teatro contemporaneo secondo Samuela Buzzetti – Chi frequenta i teatri? Come si approcciano gli italiani al teatro? Chi ha mai assistito ad una rappresentazione? Chi mai? Sempre meno italiani acquistano un biglietto per una pièce e la causa è rintracciabile in diverse motivazioni: i costi, la disinformazione, la scarsa sensibilizzazione e, senza dubbio, l’avvento dei media telematici. Grazie ad internet ed allo streaming, non solo i teatri, ma anche i cinema registrano una diminuzione nella vendita degli ingressi.

Addirittura nel 2012 l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano segnalò una controversa tendenza da parte degli italiani: nel Bel Paese cresce il desiderio di cultura, ma dall’altro lato i teatri chiudono, i cinema si svuotano, gli artisti emigrano e le maestranze rimangono senza lavoro. Una contraddizione solo apparente se si considera che in situazioni di difficoltà finanziarie la prima cosa al quale si rinuncia sia proprio la cultura. Ma proprio in un periodo tanto difficile, cresce nella gente il desiderio di capire, di interpretare il presente. Chi frequenta il teatro sa che gli spettacoli più interessanti spesso vengono proposti dalle decine di piccole compagnie sparse in tutta Italia. Spettacoli poco costosi e innovativi che raccontano il nostro passato e il nostro presente, vicini spesso a tematiche sociali e culturali.

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Una realtà molto interessante è quella del Teatro della Caduta a Torino (via Buniva 24) dove l’attore diventa l’immagine centrale e privilegiata dell’intero percorso teatrale: nuova drammaturgia ed arte di strada uniscono le proprie strade in un modello organizzativo basato sull’ingresso gratuito agli spettatori, all’offerta a cappello e dando la possibilità agli artisti che lo desiderano di cimentarsi con il palcoscenico. Comicità, cabaret, varietà, danza: lo spettacolo è servito.

Samuela Buzzetti, ballerina ed interprete classe ’72, appartiene a quella cerchia di artisti che, di tanto in tanto, condividono il palco del Teatro della Caduta durante il Varietà della Caduta. Figlia d’arte e ballerina fin dall’infanzia, Samuela ravvisa nella scarsa “preparazione culturale” al teatro la crisi di quest’ultimo e rintraccia la causa nel piccolo schermo e nel sistema scolastico.

“Purtroppo è così: in Italia manca l’educazione al teatro, forse perché percepito come una forma d’arte troppo d’élite o forse perché considerato noioso e poco accessibile. Eppure la tradizione teatrale italiana è molto ricca!”

“Secondo te è ancora possibile fare teatro nel 2017?”
“Assolutamente. Dovrà essere un teatro selezionato e che dovrà relazionarsi con il pubblico che assiste (perché, a differenza dello schermo, il teatro è una materia vivente e come tale va vissuto), ma sì: si può ancora fare del teatro nel 2017. L’artista non dovrà più solo recitare un copione, ma dovrà volersi rapportare con chi si trova di fronte: dovrà esporsi per essere compreso.” img_20170110_132335

“Come vivi il teatro?”
“A parer mio il teatro è molto simile allo sport: richiede impegno costante, passione e dedizione. Bisogna amare quello che si fa e crederci. Nessuno regala nulla. Con la passione, la predisposizione e l’impegno si possono ci si può regalare belle soddisfazioni.”

“Cosa ispira le tue coreografie?”
“Ciò che mi ispira maggiormente deriva dalla vita reale del quotidiano: ci che vivo, ciò che vedo, ciò che sento. Tutto sommato quello che un bravo artista fa altro non è che trasmettere qualcosa al pubblico. Cerco sempre di comunicare un risvolto filosofico e quello che ha alimentato la mia ultima coreografia si ispira alla teoria delle maschere di Pirandello: la vera identità dell’uomo si trova nascosta dietro una maschera imposta dalla società stessa. Una maschera che non permette all’uomo né di conoscere la propria essenza, né di trasmetterla agli altri. Durante l’esibizione vesto una maschera bianca, neutra, affinché ciascun spettatore veda in me quello che sente: ordine, caos, incubo, ossessione. Nella coreografia è presente tutto ciò.”

“Cosa ti piacerebbe fare da grande?”
“Cosa mi piacerebbe fare da grande? Non l’ho ancora deciso, ma per un semplice motivo: è la vita che ci conduce. Lascio che il destino decida per me. Io mi preoccupo solamente di vivere giorno per giorno e di vivere ciò che la vita mi da.”