Il collega era arrivato all’appuntamento fuori da un bar di via Gorizia. Lì sarebbe stato colpito con un utensile da lavoro, riportando ferite alla testa, alle spalle e una lesione al polmone destro che ha richiesto un’operazione salvavita. Per quell’aggressione, avvenuta il 18 agosto a Reggio Emilia, un uomo di 57 anni è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

La misura è stata eseguita dalla Squadra Mobile la sera del 15 ottobre, quasi due mesi dopo i fatti. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere su richiesta della Procura reggiana. L’indagato, cittadino albanese, era fino ad allora sconosciuto alle forze dell’ordine, precisa la Questura nel comunicato del 16 ottobre.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, erano circa le 23 del 18 agosto quando il 57enne avrebbe aggredito un connazionale con cui lavorava. Aveva trascorso buona parte della serata nel bar e gli aveva dato appuntamento all’esterno. La polizia parla di futili motivi, ma non rende noto il contenuto del contrasto né indica il tipo esatto di utensile utilizzato.

La vittima è stata accompagnata in ospedale da alcuni connazionali subito dopo l’aggressione. La ferita al polmone era particolarmente grave: i medici sono intervenuti chirurgicamente per salvarle la vita. Il comunicato non fornisce un aggiornamento sulle condizioni attuali dell’uomo.

A chiamare la polizia erano stati i vicini, richiamati dalle urla provenienti dalla strada. Alcuni avevano anche registrato un breve video. Quel filmato, riferisce la Questura, ha avuto un ruolo significativo nella ricostruzione: gli investigatori lo hanno affiancato alle immagini della videosorveglianza, alle testimonianze e alle intercettazioni, proseguendo gli approfondimenti fino ai giorni precedenti l’arresto.

Il 57enne è stato rintracciato nella sua abitazione di Rosta Nuova. Qui gli agenti hanno effettuato una perquisizione alla ricerca degli abiti indossati la sera dell’aggressione; la nota non ne specifica l’esito. È stato poi trasferito nel carcere di Reggio Emilia, dove al momento della comunicazione attendeva l’interrogatorio di garanzia. L’accusa è provvisoria e la misura cautelare non costituisce una condanna.

Foto di repertorio fornita dalla Questura di Reggio Emilia: non ritrae l’arresto descritto.