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Lunedì si sono chiusi in Iran i termini per le candidature alle elezioni presidenziali del 28 giugno, indette dopo la morte del presidente Ebrahim Raisi in un incidente di elicottero, il mese scorso. Si sono presentate 80 persone, di vari orientamenti politici, i cui nomi tuttavia saranno vagliati dal Consiglio dei Guardiani, l’organo che definisce le candidature ufficiali e che escluderà dal voto il grosso dei candidati. Alle scorse elezioni, nel 2021, su oltre 500 candidati il Consiglio dei Guardiani ne approvò soltanto sette, di cui quattro apparvero effettivamente sulla scheda elettorale (tre si ritirarono).

Come già nel 2021 ci si aspetta che il Consiglio dei Guardiani, che dipende direttamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei (la principale autorità politica e religiosa dell’Iran), escluderà tutti i candidati riformisti e i conservatori moderati, autorizzando esclusivamente le candidature dei politici più conservatori e reazionari. Questo orientamento si vede già nelle candidature preliminari: degli 80 politici che si sono presentati, la larga maggioranza appartiene alle fazioni più conservatrici della politica iraniana, e i pochi riformisti hanno scarse possibilità di essere ammessi.

I candidati più importanti, quelli che con ogni probabilità si contenderanno la presidenza, sono quasi tutti conservatori. Vari media definiscono come favorito Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano, un ultraconservatore che ha fatto parte delle Guardie rivoluzionarie (il principale corpo armato iraniano), è stato sindaco della capitale Teheran e in passato partecipò ad azioni di repressione del dissenso e dei movimenti democratici.

Un’eventuale elezione di Ghalibaf sarebbe probabilmente in continuità con la passata presidenza di Raisi, e ci sono già alcuni segnali che Ghalibaf, esattamente come Raisi nel 2021, sia il candidato favorito di Khamenei, che lunedì ha detto che l’Iran ha bisogno di un presidente «leale ai princìpi» della rivoluzione islamica.

Altri candidati prominenti nel campo conservatore sono Saeed Jalili, ex segretario del consiglio di Sicurezza nazionale, e Alireza Zakani, un altro ex sindaco di Teheran. Anche loro sarebbero scelte di continuità con l’amministrazione precedente: entrambi si candidarono anche nel 2021 ed entrambi si ritirarono in favore di Raisi. Anche una delle tre sole donne candidate, Zohreh Elahian, è una nota ultraconservatrice, ma è improbabile che la sua candidatura sarà approvata dal Consiglio dei Guardiani.

Ali Larijani

Il conservatore moderato Ali Larijani (AP Photo)

Il campo dei riformisti è invece molto più ristretto (ricordiamo peraltro che quando in Iran si parla di “conservatori” e “riformisti” si parla comunque di personalità interne al regime e tendenzialmente fedeli alla Guida Suprema). Di fatto, l’unica figura di spicco tra gli esponenti moderati del regime è quella di Ali Larijani, ex presidente del parlamento iraniano. Larijani non è esattamente un riformista, ma è considerato un “conservatore moderato”, o un “conservatore pragmatico”, che per esempio appoggiò lo storico accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015 dall’allora amministrazione di Barack Obama e dal governo di Hassan Rouhani, anche lui un conservatore moderato. Con ogni probabilità, tuttavia, la candidatura di Larijani sarà esclusa dal Consiglio dei Guardiani, come avvenne già nel 2021.

Un altro candidato notevole la cui esclusione è già praticamente certa è Mahmoud Ahmadinejad, che fu presidente dell’Iran per due mandati consecutivi dal 2005 al 2013. Pur essendo un conservatore, da anni Ahmadinejad è diventato un noto populista, ha assunto posizioni critiche nei confronti della gestione del regime e da molto tempo ha perso il favore della Guida Suprema. Si candidò anche nel 2021, ma fu escluso.

Le candidature ufficiali approvate dal Consiglio dei Guardiani saranno annunciate la prossima settimana, e nessuno si aspetta grosse sorprese: «La Repubblica islamica non si prenderà nessun rischio in queste elezioni e non accetterà al voto importanti figure riformiste», ha detto al Financial Times Saeed Laylaz, un analista iraniano.

Ci sono tuttavia alcune aspettative sull’affluenza, che alle presidenziali del 2021, sull’onda di un forte malcontento, fu ai minimi storici, al 48 per cento (alle elezioni parlamentari di quest’anno è stata ancora più bassa: 41 per cento). Alcuni analisti si aspettano però che a queste elezioni l’affluenza sarà in crescita, perché la morte improvvisa dell’ultraconservatore Raisi potrebbe portare nella popolazione iraniana qualche speranza di cambiamento. Molto dipenderà tuttavia da quali candidature saranno ammesse.

L'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad mostra ai fotografi il suo passaporto al momento di presentare la propria candidatura

L’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad mostra ai fotografi il suo passaporto al momento di presentare la propria candidatura (AP Photo/Vahid Salemi)

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