Mattia Carluccio, founder e CEO di Mytable.it, il primo sito tutto italiano di prenotazione ristoranti in tempo reale, ha venduto la sua Startup di successo a Tripadvisor.

Lo incontro nel suo ufficio. Ci siamo sentiti via mail e mi ha scritto che doveva raccontarmi una cosa importante. Mattia Carluccio lo conosco da un po’. E’ un personaggio, nel mondo delle startup.

Ha inventato e fondato Mytable.it, un servizio che consente di prenotare i ristoranti con un paio di click, completamente gratuito e disponibile h24, anche quando i ristoranti sono chiusi.

Arrivo in ritardo di un quarto d’ora e lo trovo al fondo del lungo corridoio dalle pareti arancione degli uffici di Mytable. Mi dice che ha una confcall di lì a 10 minuti, così ci diamo appuntamento per il giorno dopo per un caffè, alle 8 del mattino in una nebbiosa piazza Vittorio a Torino per fare quattro chiacchiere, ma intanto mi anticipa la grande notizia.

Ho venduto a Tripadvisor.

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Mytable.it ha espresso in codice un bisogno, un servizio che ancora le nuove tecnologie social digitali non offrivano. Questo ha decretato il successo di un’idea nata sette anni fa su un treno Roma–Torino. All’epoca già si poteva prenotare tutto online, tranne i ristoranti. La lista era troppo lunga, non c’era un sistema che rispondeva a quella necessità.

Mattia aveva intuito già all’epoca che i flussi di prenotazione più consistenti sarebbero arrivati proprio dai dispositivi mobili. L’idea ha già una forma definita, progettata nei minimi particolari con l’amico e socio Riccardo Reinerio, ma resta confinata su pezzi di carta. La svolta, per compiere il primo vero salto, assume la forma di un uomo, Stefano Papini, imprenditore della ristorazione e attuale presidente di Confesercenti della Provincia di Torino. È lui, attraverso un piccolo investimento, il primo a credere concretamente in MyTable e in Mattia. In poco più di due anni da quel viaggio in treno, Mytable.it ha cominciato le attività.

L’inizio è stato durissimo. 40 ristoranti, raccattati tra amici e conoscenti del gruppo di lavoro, poi però ci volevano gli utenti.

La comunicazione del progetto, in quei primi momenti, era vecchio stile. Stampare bigliettini da visita e distribuirli nei ristoranti che avevano aderito a MyTable.

La prossima volta prenota online! qui c’è un codice che ti fa avere dei vantaggi.

Questo recitavano i biglietti. Niente di più facile. Eppure quei bigliettini sono stati la svolta. In ogni storia c’è il momento del colpo di fortuna, totalmente inaspettato. Proprio quella comunicazione vecchio stile si è rivelata il grilletto della seconda grande svolta.

Il capo di Groupon Italia, Giulio Limongelli, trova uno di quei bigliettini in un ristorante in cui ha mangiato. Si incuriosisce, si informa e Mytable.it diventa partner ufficiale di Groupon in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Turchia. Poi arrivano Pagine Gialle, Italo e alla fine Tripadvisor.

E dopo 5 anni dalla fondazione, da quel novembre 2009 in cui Mytable.it ha aperto i battenti, proprio Tripadvisor ingloba la società.

Il big one, il colpo che ogni startupper sogna di fare per Mattia Carluccio è arrivato con una mail, intorno a giugno 2014. La collaborazione con Tripadvisor andava avanti da tempo.

Gli americani sono fatti così, quando decidono te lo fanno capire.

E’ arrivato prima un’incontro informale, poi la proposta di acquisto. Dopo è stato un continuo riordinare le carte, guardare i conti, lavorare di excel. Poi arriva la due diligence e tutta l’estate a restare a casa, a Torino, con i 4 figli mandati in vacanza coi nonni, e sua moglie vicino a lui, per gestire la grande emozione. Alla fine, siamo a ottobre 2014, truppa di avvocati appresso e tutti dal notaio, a Milano. Il giorno della vendita.

Lo scambio di danaro è da film. Non ci sono ventiquattrore cariche di banconote. Però c’è un bonifico. Istantaneo, di quelli che li vedi arrivare sul computer. Il notaio milanese concede di mettere le firme solo dopo aver verificato che i soldi erano arrivati. Il rumore che fa un bonifico di quella entità me lo immagino come un blink, uno di quei suoni da Windows 95. Mattia dice che un bonifico al computer non fa rumore, o che non si ricorda che rumore aveva fatto.

Mytable.it venduta. Agli americani per giunta.

Essere al posto giusto al momento giusto, essere primi, esserci quando le strategie di una multinazionale investono la tua attività d’impresa.

Tripadvisor ha puntato sulla ristorazione italiana e la startup di Mattia non è l’unica che ha comprato. L’altra è lo storico competitor, più piccolo ma agguerrito, Restopolis.it di Almir Ambeskovic. Il risultato è l’arrivo sul nostro mercato del servizio di prenotazione online per ristoranti TheFork.it,  la divisione italiana della francese lafourchette, acquisita dal gigante americano a maggio 2014, che ha deciso di monetizzare la sua enorme quantità di contatti e utenti per gestire in proprio un servizio che ormai era diventato troppo goloso.

Il colosso delle recensioni online, quotato al Nasdaq, si è affacciato al nostro Paese comprando startup. Interessante, per niente scontato. La qualità e l’occupazione del mercato hanno spinto ad acquisire non soltanto gli utenti e le piattaforme tecnologiche, ma anche e soprattutto il team e i manager. Da oggi Restopolis e MyTable.it, fino a ieri competitor, non esistono più come brand autonomi. Anche i rispettivi siti sono reinderizzati a www.thefork.it e Mattia Carluccio è diventato Direttore del Business e Corporate della casa madre lafourchette.

Con un quinto figlio in arrivo, Mattia guarda al futuro con incertezza.

Da startupper, l’incertezza mi ha sempre accompagnato. E’ diventata parte della mia vita. Questa esperienza da manager per una multinazionale è entusiasmante, credono nella mia professionalità, mi fanno girare, mi hanno dato un ruolo importante.

poi aggiunge

Ma voglio rendere al mondo delle startup un po’ di quello che questo mondo ha dato a me. Per questo ho deciso che investirò personalmente in progetti di sviluppo che riterrò interessanti.

Si ferma, lo sguardo gli si perde per un istante

Mi sono arrivate tantissime idee, alcune davvero buone, ma non riesco a non fermare il cervello. Non ci riesco.

Così sorride e confessa…

Certo che, se un giorno mi venisse una buona idea, sarebbe davvero difficile resistere…

Dopo il caffè, lo lascio una mattina d’inverno che si infila per la strada che lo porta in ufficio, prima delle nove, e mi chiedo se uno, imprenditore, ci nasce o ci diventa.

Una di quelle domande che non ha mai una vera risposta.