Non si chiamano prodotti, nè tantomeno clienti e anche la parola dipendenti è proibita.
In Loccioni, le parole giuste sono Soluzioni, Partner e Collaboratori.
Perchè una rivoluzione culturale passa anche e soprattutto dalle parole.

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Visitare Loccioni, una grande azienda italiana, è una specie di viaggio nel paese delle meraviglie. Non sembra di stare in provincia di Ancona, non sembra di stare nelle Marche, per la precisione non sembra neanche di stare in Italia.

Di loro dicono di essere un’impresa familiare e parlano di un modello imprenditoriale pensato per sviluppare lavoro e conoscenza, integrando idee, persone e tecnologie, nella misura e miglioramento della qualità di prodotti e processi dell’industria manifatturiera e dei servizi. Realizzano sistemi di misurazione della qualità, linee e concetti per descrivere la precisione e, in un certo senso, anche la perfezione
Anche a fare quattro passi nel loro stabilimento (parola proibita anche questa) a volte si ha l’impressione di non capire esattamente cosa sia il business di Loccioni.
Loro lo sanno perfettamente.

Siamo una sartoria tecnologica in cui ogni sistema di misura, controllo, automazione, per il miglioramento della qualità e dell’efficienza di prodotti e processi, viene progettato e realizzato su misura per il cliente, integrando le migliori competenze e tecnologie interne ed esterne e costruendo con clienti e fornitori relazioni di lungo periodo per lo sviluppo reciproco.

Anche l’età media della società, 29 anni, la dice lunga sulle ambizioni di lungo periodo.

Siamo un’Open Company, aperta ai giovani e a chi ha tanta esperienza, a clienti, a fornitori, a concorrenti, alla comunità scientifica e a quella istituzionale. L’apertura alimenta il desiderio continuo di approfondimento, di nuovo sapere, la voglia di cambiamento, l’innovazione. L’apertura permette la creazione di nuovi business, lo sviluppo di nuove tecnologie, facilita le relazioni e la creazione di reti internazionali di altissimo livello, con le quali sviluppare mercati e innovazioni tecnologiche.

Sono una Play Factory, “perché è nel gioco che l’essere umano esprime il massimo della sua intelligenza” (I. Hosoe). L’impresa play non è gerarchica, ma ha un’organizzazione orizzontale, mette insieme e fa dialogare generazioni, culture, mercati diversi, accomunati dall’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone in modo responsabile e sostenibile.

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La Play Factory secondo Loccioni non è un posto di lavoro, ma un posto in cui poter lavorare, esprimere le proprie potenzialità, realizzare il proprio sé personale e professionale.

Siamo un’impresa della conoscenza, in cui non ci sono dipendenti, ma collaboratori intraprenditori, azionisti del lavoro, che investono i loro saperi nell’impresa, condividendone i risultati. L’impresa della conoscenza sviluppa progetti piuttosto che prodotti e favorisce l’assunzione di responsabilità, l’autonomia, l’intraprendenza, il lavoro in squadra. Diffonde conoscenza internamente e verso l’esterno ed investe in formazione, perché le persone sono il suo patrimonio più importante.

Per questo assomiglia a quella Olivetti degli anni ’50, quando alla guida c’era Adriano che portava registi e scrittori a lavorare in fabbrica con lui. Perchè girare nello stabilimento Loccioni sembra una specie di sogno ad occhi aperti, dove la realtà supera ampiamente la fantasia.

Come i 2k di Futuro. Anticipando le Amministrazioni Pubbliche, Loccioni ha acquisito 2km del fiume che scorre placidamente a fianco a propri stabilimenti, prevenendo le piene che invadevano gli uffici troppo frequentemente e costruendo una piccola centrale idroelettrica in grado di alimentare la fabbrica e le abitazioni circostanti.

C’è sempre tempo per il futuro, se esistono aziende come questa.