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Lo scorso 27 maggio un ex dipendente della Fabbrica di San Pietro, l’ente che si occupa della conservazione della basilica vaticana, è stato arrestato dalla gendarmeria del Vaticano perché accusato di ricettazione, estorsione e truffa. Secondo la procura vaticana avrebbe tentato di vendere all’arciprete della basilica un antico manoscritto che avrebbe precedentemente sottratto dall’archivio della stessa Fabbrica di San Pietro. L’ex dipendente si chiama Alfio Maria Daniele Pergolizzi, è storico dell’arte e docente ed era stato capo della comunicazione della Fabbrica di San Pietro dal 1995 al 2011. Ora si trova nelle carceri vaticane in attesa della decisione in merito all’eventuale rinvio a giudizio.

La notizia dell’arresto e dell’inchiesta è stata pubblicata dal quotidiano Domani e confermata dall’ufficio del promotore di giustizia, la massima autorità del sistema giudiziario vaticano.

Il manoscritto al centro della vicenda è un manuale tecnico scritto nel Seicento dall’entourage dello scultore Gian Lorenzo Bernini, con le istruzioni per realizzare le dorature del celebre baldacchino – quello con le colonne tòrtili – sopra all’altare maggiore della basilica di San Pietro. Pergolizzi aveva il manoscritto da qualche tempo, almeno dal 2021, quando alcune pagine erano state scansionate e pubblicate in uno studio dedicato proprio al baldacchino.

Secondo l’accusa, quel manoscritto fu trafugato anni prima dall’archivio della Fabbrica di San Pietro. L’arresto di Pergolizzi è avvenuto al termine di un incontro organizzato dal cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica di San Pietro, presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale del papa per la città del Vaticano. L’incontro – di fatto una trappola – era stato organizzato appositamente per ottenere prove delle intenzioni di Pergolizzi, che aveva fissato il prezzo del manoscritto a 120mila euro. Pergolizzi è stato fermato dalla gendarmeria vaticana in piazza Santa Marta, dietro alla basilica di San Pietro, pochi minuti dopo aver ricevuto l’assegno da Gambetti.

La procura vaticana ha chiesto ai carabinieri di sequestrare alcuni beni di Pergolizzi, conservati in un magazzino. L’ex dipendente è stato interrogato due volte, ma per come funziona la giustizia in Vaticano non è possibile avere molte informazioni. L’accusa si basa su alcuni elementi: Pergolizzi avrebbe tentato di vendere al Vaticano un manoscritto che lui stesso (o qualcuno che lo aiutò) avrebbe rubato sempre al Vaticano anni prima, da cui l’accusa di ricettazione e truffa.

La Fabbrica di San Pietro aveva denunciato il furto del manoscritto alle autorità vaticane nel 2023. La denuncia si basava sul ritrovamento di una copertina riconducibile al manoscritto. La difesa di Pergolizzi, tuttavia, sostiene che quel documento antico non si trovasse nell’archivio della Fabbrica di San Pietro. Maria Grazia D’Amelio, autrice dello studio sul baldacchino del Bernini in cui sono state pubblicate alcune pagine del manoscritto, ricevute proprio da Pergolizzi, ha detto a Domani di aver cercato più volte quel manoscritto nell’archivio, invano: «Nella bibliografia storica non c’è traccia di questo specifico documento, ameno dal 1900 in poi. Nel catalogo a disposizione degli studiosi, presso l’archivio della Fabbrica, non c’è una scheda che faccia riferimento al documento». La decisione sull’eventuale rinvio a giudizio di Pergolizzi è attesa nella prossima settimana.

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