Il Consiglio dei Guardiani dell’Iran, l’organo che supervisiona i processi elettorali nel paese, ha accettato sei delle 80 candidature presentate in vista delle elezioni presidenziali anticipate. Il voto è previsto per il 28 giugno ed è stato organizzato dopo la morte del presidente Ebrahim Raisi in un incidente in elicottero il 19 maggio. Il fatto che il Consiglio dei Guardiani abbia escluso la gran parte delle candidature era ampiamente previsto: alle scorse elezioni, nel 2021, furono inizialmente approvate solo sette candidature su più di 500 e sulle schede elettorali alla fine comparvero solo quattro nomi (tre candidati si ritirarono).

Nella lista di candidati accettati – tutti uomini – ci sono Mohammad Baqer Qalibaf, portavoce del parlamento iraniano ed ex comandante delle Guardie rivoluzionarie; Saeed Jalili, direttore dell’ufficio del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei per quattro anni; Alireza Zakani, il sindaco conservatore di Teheran; l’ex ministro degli Interni Mostafa Pourmohammadi; il politico conservatore Amir-Hossein Ghazizadeh Hashemi e il parlamentare Masoud Pezeshkian, unico riformista della lista.

Sono invece stati esclusi l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad e l’ex portavoce parlamentare Ali Larijani, un personaggi molto noto tra le file dei conservatori iraniani. L’esclusione di Ahmadinejad non è una sorpresa: pur essendo un conservatore, da anni l’ex presidente è diventato un noto populista, ha assunto posizioni critiche nei confronti della gestione del regime e ha perso il favore della Guida Suprema Ali Khamenei (la principale autorità politica e religiosa dell’Iran). Si candidò anche nel 2021, ma fu escluso anche all’epoca.

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