Questa è una delle frasi che più mi hanno impressionato nel colloquio con Giuseppe Bernocco, presidente del Gruppo TCN di Alba.

Giuseppe Bernocco è nato a Cherasco nel 1969 da padre muratore e madre casalinga. Uno dei pochissimi industriali di prima generazione, uno di quelli che “si è fatto da solo” per intenderci.
A 20 anni, dopo il servizio militare, insieme al socio di sempre Sebastiano Astegiano si riempie di debiti per comprare un tornio per lavorazioni meccaniche.

Abbiamo chiamato la società TCN, Tornio Torneria a Controllo Numerico, non tanto perché ce l’avessimo, ma perché desideravamo costruire una officina meccanica – spiega Giuseppe Bernocco – perché si dà il nome alle cose che desideri accadano. Desideravamo con tutte le nostre forze costruire qualcosa che rimanesse oltre noi.

Ma come è possibile costruire un’azienda da zero?

Con i risparmi che avevo da parte – spiega Bernocco – Ho sempre vissuto coi nonni, nelle campagne, e ho passato la mia infanzia con gli “anziani” tra virgolette, che mi hanno trasmesso una grande voglia di fare, di creare qualcosa, di lavorare.Stare con persone che lavorano tutto il giorno, che ti raccontano dei sacrifici, delle storie che hanno passato, è stata una cosa che mi ha segnato profondamente.Dentro di te cresce qualcosa, la voglia di riuscire, di fare qualcosa per la mia famiglia e un domani magari guadagnare qualche soldo in più.

Che personaggio.

Sarà che raramente mi capita di incontrare un industriale italiano alla prima generazione (il periodo d’oro è stato quello degli anni ‘60 e ‘70), però Giuseppe Bernocco mi ha incuriosito.
Perché Pinuccio (così lo chiamano in azienda) insieme al suo socio di sempre Sebastiano Astegiano, nel giro di 30 anni ha costruito un vero e proprio impero, che non accenna a fermare la sua espansione.

Sono entrato nello stabilimento di Strada Tagliata, che contiene la sede di molte delle aziende che fanno parte di quello che è diventato il Gruppo TCN. Prato tagliato a filo, viale con lampioni, il cielo grande che sta sopra Alba e le montagne al confine con la Francia che alitano addosso il freddo dell’inverno cuneese.
Non mi aspettavo di incontrare un gruppo strutturato ma anche (evidentemente) assemblato in modo quantomeno particolare.

Sì, perché il gruppo TCN contiene aziende anche molto diverse tra loro.

Si va dalla prima azienda in assoluto, la TCN, che oggi si differenzia in TCN Lavorazioni Meccaniche e TCN Vehicles Solution Division, passando per la Bianco, azienda che produce macchine per il comparto tessile per la realizzazione di tessuti tecnici industriali e che ha anche la sua divisione Engineering, che realizza macchine per il packaging e l’automazione industriale, fino alle new entry nel mondo delle Bici Elettriche, con la Thok, e del Food, con Galup, Mandrile Melis, Golosi di Salute, Pasticceria Cuneo.

Aziende piccole e grandi che Giuseppe Bernocco ha acquisito in un momento di difficoltà sempre diverso (da un passaggio generazionale fallito a una situazione finanziaria da risanare).Per farvi comprendere un po’ di più il personaggio vi racconto cosa mi ha risposto quando gli ho chiesto “come mai un brand di bici elettriche?”.

Sono amico di Livio Suppo (manager sportivo della MotoGP, ora Ambassador Thok) – mi ha spiegato Giuseppe Bernocco – e Stefano Migliorini (ex-atleta di livello mondiale di BMX e Mountain Bike, ora CEO Thok) e loro volevano fare qualcosa nel settore bici. Ci sentiamo e andiamo insieme a vedere un’azienda che faceva mountain bike, per capire cosa ci voleva e come funzionava un’azienda del genere, e così mi sono imbattuto in una e-mountain bike con pedalata assistita.Questa azienda la faceva a livello artigianale, poi facendo un giro sulla bicicletta mi sono reso conto che era un oggetto speciale, bello, e che la volevo fare anche io.E’ stato amore a prima vista.

In queste poche parole c’è tutto, credo. Intuizione, velocità di pensiero, passione. Forse le 3 cose più importanti che caratterizzano un imprenditore.

Ma tutto è cominciato nel 1990, quando viene fondata la TCN.

In un garage di casa – spiega Bernocco – insieme al mio amico Sebastiano Astegiano, siamo riusciti ad installare un piccolo tornio, acquistato con qualche soldo messo da parte.  a mettere dentro la 380 (un tornio ndA) che eravamo riusciti a comprare io e il mio socio dell’epoca Astigiano Sebastiano.

Abbiamo iniziato a cercare lavoro con questo tornio, da lì poi ne abbiamo presi altri eccetera eccetera.

Era dura all’inizio o è stato tutto facile?

Beh abbiamo cominciato nel settore meccanico, con tanto impegno. Eravamo persone che lavoravano giorno e notte.Da lì pian piano ci siamo spostati un capannoncino piccolo, poi sempre più fino allo stabilimento, facendo fatturato. Compravamo macchinari e facevamo affari con il passaparola.Poi siamo cresciuti per acquisizioni, trovando aziende scariche perché magari avevano il titolare anziano, o erano in difficoltà. Le abbiamo rimesse in sesto e ci siamo ingranditi sempre più.

Poi cosa è successo?

Nel 2008 abbiamo acquisito l’azienda Bianco, meccanotessile in crisi, sull’orlo del fallimento. E’ un settore sempre legato alla meccanica, produciamo macchinari per il finissaggio dei tessuti.

Perché questo allargamento?

Il mio sogno era di poter fare macchine complete da vendere e non solo pezzi per altri.

Ancora sogni eh? E dopo?

Abbiamo acquisito FDM, che adesso è divisione di Bianco, dove vengono fatte macchi

ne per packaging.Il resto è storia recente, nel 2014 è arrivata Galup, nel 2016 le biciclette elettriche, poi abbiamo lanciato acquisito il 50% di “Golosi di Salute” una azienda che produce prodott

i dolciari salutistici. Questa è in società con Eataly Oscar Farinetti – infatti vendiamo negli store di tutto il mondo da Eataly. Le ultime arrivate sono “Pasticceria Cuneo” che fa prodotti dolciari senza glutine e Mandrile Melis che produce cioccolato cuneesi e praline al cioccolato di altissima qualità.

Come sta andando con le biciclette elettriche?

Il settore è relativamente giovane, sta esplodendo e allora abbiamo coinvolto delle persone esperte, tra cui Aldo Drudi, designer famosissimo in tutto il mondo, noto in Italia perché compasso d’oro e per aver disegnato diversi caschi del motomondiale. Un nome a caso, Drudi è designer di riferimento per i caschi di Valentino Rossi.Il progetto della nostra e-bike Thok ha riscosso molto successo e devo dire che sono ottimista. Abbiamo già la possibilità di venderla on-line e stiamo lavorando con influencer ed esperti di settore per dare della visibilità.

E Galup? Perché?

Con Galup sono venuto a sapere che l’azienda era in crisi. Il loro panettone mi ha risvegliato i ricordi dell’infanzia e ho scelto di rilevare marchio e azienda. E’ un settore molto difficile quello dei panettoni.

Concorrenza?

Molte aziende di dimensioni importanti. Noi siamo piccoli e siamo in una nicchia di mercato, nella fascia medio alta.

Come vanno le cose?

Il mercato estero è cresciuto col Natale, il mercato italiano è stabile, ma i numeri non sono ancora altissimi.

I progetti su Galup?

Con gli investimenti che abbiamo fatto negli ultimi anni riusciremo ad aumentare la produzione sempre tenendo il processo NON industrializzato. Sono molti i passaggi manuali che vogliamo tenere così per rispetto della tradizione artigianale. Riusciremo sicuramente ad aumentare la produzione ma non faremo mai i numeri della grande industria.

Perché, dopo aver costruito così tanto nella sua vita, ha ancora voglia di scommettere, di rischiare, di investire del denaro proprio in aziende in crisi per salvarle? A questa domanda Giuseppe Bernocco esita per la prima volta nell’intervista.

Io mi impegno a risanare queste aziende per una sensazione che ho dentro. Ogni azienda è fatta di persone, ha una storia, ha un valore.Vedo delle aziende che sono belle e sono parte della nostra storia, la storia di tutti gli italiani. Mi spiace vederle svanire, è come perdere un capitale in modo irreparabile.

Ok ma perché questo impegno personale molto intenso?

Se posso voglio fare qualcosa non tanto a livello personale, ma per noi italiani. Mi dà molta soddisfazione, perché penso che creare un’azienda, creare del lavoro per le persone sia molto più importante del denaro.E’ bello avere un sistema di aziende che costruiscono del valore, che realizzano delle cose, che producono, che funzionano bene senza fare debiti e offrono degli ottimi prodotti sul mercato.

Il segreto del tuo e del vostro successo?

Non è tutto oro quello che luccica. Ho la fortuna di trovare persone vicino a me con le quali riesco a fare squadra. Posso  metterci la volontà, essere quello che tira, ma se non avessi persone valide non ce la farei mai.

Cosa ci vuole in Italia per aiutare le imprese e gli imprenditori a crescere e a continuare a creare valore e lavoro?

Mi sono fatto l’idea che in Italia ci sia un problema che però nasconde la sua soluzione, come una medaglia che ha due facce. Siccome la maggior parte delle realtà aziendali sono molto piccole, se metti tutto a posto dal punto di vista legale e della normativa, spesso non riesci a stare sul mercato per i troppi costi. Il tuo vantaggio, essere piccolo e agile, ti si ritorce contro per i troppi costi.A un certo punto le aziende per crescere si devono aggregare.La strategia è quella di fare sinergie sui costi e in ultimo cercare di fare in modo che le aziende non dipendano dall’imprenditore.

Cosa vuol dire “Aziende che non dipendono dall’imprenditore”?

La maggior parte senza imprenditore non sopravvivono, quindi abbiamo un problema di morte naturale delle imprese quando l’imprenditore si “scarica” o non ci mette più la passione di un tempo (per età, perché la vita è sempre complicata e meravigliosa).Rendere le aziende indipendenti dal loro imprenditore non significa soltanto salvare l’azienda, ma lasciare al nostro Paese, all’Italia, un tessuto di imprese che non si perde nel tempo, che riesce a trasmettere valore per generazioni.