Durante la scorsa legislatura, le chiavi di Forza Italia furono, per una serie di ragioni che sarebbe tanto lungo quanto inutile spiegare, inopinatamente consegnate a Matteo Salvini che rappresenta la peggiore eresia per la politica. Da quel momento, però, tante cose sono cambiate: il partito ha, con tutta evidenza, ritrovato l’identità e la funzione politica che aveva smarrito. Il corsivo di Cangini

09/06/2024

Serietà, realismo, responsabilità, competenza, senso delle Istituzioni. Considero questi gli elementi della buona politica e perciò considero che della Politica Matteo Salvini rappresenti da sempre la peggiore delle eresie.

Durante la scorsa legislatura, le chiavi di Forza Italia, partito con cui ero stato eletto in Senato, furono, per una serie di ragioni che sarebbe tanto lungo quanto inutile spiegare, inopinatamente consegnate a Matteo Salvini.

Una scelta incompatibile con la storia del partito, con le prospettive di un centrodestra di governo e con l’interesse della nazione. Perciò assunsi, privatamente e pubblicamente, una posizione critica, molto critica. E lo feci ben sapendo che in quel partito il concetto di minoranza interna era, per così dire, proscritto.

Quando, il 20 luglio 2022, per fare un – peraltro inutile – favore a Matteo Salvini, evidentemente terrorizzato dall’ascesa della Meloni, Forza Italia decise improvvisamente di mandare a casa Mario Draghi interrompendo di conseguenza la legislatura, fui l’unico senatore del centrodestra a confermare in Aula la fiducia all’uomo che, pur con mille limiti e forse persino contro la propria volontà, si era caricato in spalla il futuro dell’Italia.

Fu così che mi misi implicitamente fuori dal partito e dalla coalizione con cui erano stato eletto.

Non mi sono pentito: tornassi indietro, lo rifarei. Ma per onestà intellettuale, la stessa onestà intellettuale cui ho sempre cercato di informare le mie posizioni civili e politiche, devo dire che da allora molto è cambiato. A cambiare non è stato Matteo Salvini, naturalmente, ma Forza Italia. Partito che ha con tutta evidenza ritrovato l’identità e la funzione politica che aveva smarrito.

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