Il cibo non si spreca! ReBOX mette al bando lo spreco alimentare – Oggi, domenica 5 febbraio 2017, ricorre la seconda Giornata nazionale contro lo Spreco Alimentare, evento promosso ed organizzato dal Ministero dell’Ambiente atto a sensibilizzare la popolazione circa tematiche di preservazione ambientale e rispetto per l’ecosistema.

Secondo un’indagine Wwf realizzata nel 2014 da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply ogni anno in media una famiglia italiana butta 49 kg di cibo e dunque complessivamente vengono sprecati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. Uno spreco di risorse a tutti gli effetti se si considera che tale spreco costi circa 316 ad ogni famiglia (7,65 miliardi di Euro). L’incredibile quantità di alimenti che ogni giorno finiscono nel cestino causerebbe una notevole perdita di materiali ed energie, danni ambientali ed effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita. Si calcola che il 22% dello spreco corrisponda ai rifiuti domestici e che il 13% agli scarti della ristorazione! Le soluzioni e le proposte anti-spreco sono numerose e calzanti: agenzie di raccolta e distribuzione delle eccedenze alimentari invendute, distribuzione in canili e gattili cittadini, vendita a prezzi ribassati da parte dei piccoli commercianti (offerte comunicate attraverso app e social).

Per quanto riguarda il settore della ristorazione il discorso si complica: sembra che gli italiani si vergognino di tornare a casa con gli avanzi preferendo alla doggy bag la spazzatura. Secondo un sondaggio della Coldiretti, infatti, il 25% degli italiani considera il gesto da maleducati e addirittura da poveracci. Una pratica tanto comune e abituale negli Stati Uniti, quanto poco adoperata e mal vista in Italia. Ma le cose stanno cambiando.

La nostra società contemporanea non può permettersi lo spreco di cibo! Siamo troppo consapevoli delle conseguenze e siamo troppo intelligenti per permettere una cosa del genere. Ed è con questi presupposti che nasce reBOX: molto più di una doggy bag, reBOX è etico ed ecologico nato dal volere di quattro soci. Si tratta di un contenitore riciclabile che consente di portare a casa in modo pratico ed originale il cibo avanzato durante una cena al ristorante. La composizione stessa della confezione permette all’utente sia di poter conservare reBOX nel frigorifero sia di poterlo mettere direttamente nel microonde. Marco Lei e Daniela Demasi si considerano dei sognatori: “Il nostro sogno è quello di sensibilizzare le persone affinché prendano coscienza che il cibo non si spreca”.

Il progetto ha la doppia funzione: sensibilizzare i ristoratori, ai quali è rivolto direttamente, ed i clienti. – racconta Marco Lei, co-founder di reBOX – Ogni anno le famiglie italiane sprecano una quantità immensa di cibo, per contrastare questo fenomeno abbiamo pensato a reBOX. Non potendo entrare nelle case delle persone abbiamo deciso di rivolgerci al mercato della ristorazione. Molti si vergognano di uscire con il cibo sottobraccio. reBOX è stilisticamente e graficamente più accattivante e porta con sé un progetto concreto, speriamo davvero di riuscire a invertire questa tendenza”.

Comodo, pratico, ecologico, etico, colorato. Il contenitore reFOOD, oltre che di praticità, è esperto di creatività. Il progetto infatti vuole parlare di cibo anche attraverso il coinvolgimento di creativi ed artisti emergenti proponendo una veste colorata e divertente. La prima edizione è stata realizzata da Andrea Aste, giovane e talentuoso artista torinese che ha saputo interpretare in modo ironico e leggero l’utilizzo di reFOOD.

Proprio in occasione delle Giornata nazionale contro lo Spreco Alimentare, Edenred, azienda inventrice di Ticket Restaurant, e Malvida, startup ideatrice di reBOX, hanno stretto un accordo che prevede un coinvolgimento capillare della ristorazione nell’utilizzo di reFOOD. La prossima settimana un panel di 60 ristoranti su tutto il territorio nazionale verrà coinvolto nella prima fase del progetto che mira a mettere le foody bag reFood a disposizione degli oltre 150.000 locali aderenti al circuito Ticket Restaurant. I titolari dei 60 locali scelti per questa fase di test aiuteranno i responsabili del progetto a capire il livello d’imbarazzo dei consumatori quando devono richiedere una doggy bag e a monitorarlo nel tempo rispondendo a diversi questionari per un periodo di sei settimane. Una volta compresi al meglio bisogni e potenzialità, il progetto si allargherà anche agli altri locali che accettano buoni pasto Ticket Restaurant.

Richiedere la possibilità di portare a casa parte del pasto avanzato non è sinonimo di vergogna, ne tanto meno sintomo taccagneria: si tratta di un comportamento etico ed intelligente che mette al bando sprechi ed inquinamento. Non sprecare il cibo è una buona pratica che può trasformarsi in un’abitudine e diventare una buona azione.

http://www.re-box.it/