A Chivasso gli spari erano arrivati in pieno giorno, nel centro della città: un uomo era rimasto gravemente ferito alla coscia e all’avambraccio sinistri. A oltre tre mesi dall’agguato del 30 giugno, due uomini sono stati raggiunti da misure cautelari per tentato omicidio premeditato e porto illegale di arma in luogo pubblico, con l’aggravante del metodo mafioso. I provvedimenti sono stati eseguiti il 10 ottobre; la Questura di Torino ne ha dato notizia il 14 ottobre.
La sparatoria era avvenuta in via Paleologi, davanti al circolo Paolo Otelli, secondo la cronaca pubblicata dall’ANSA il giorno del ferimento. Il personale del 118 aveva soccorso l’uomo e lo aveva accompagnato in ospedale. Quel primo intervento e le indagini dei Carabinieri di Chivasso, coordinate dalla Procura di Ivrea, sono stati il punto di partenza degli accertamenti poi condotti dalla Squadra Mobile sotto la direzione della DDA torinese.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, dietro l’agguato ci sarebbero contrasti familiari sviluppatisi in un contesto criminale di matrice ’ndranghetista. Il giudice per le indagini preliminari di Torino, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto il carcere per uno degli indagati e gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per l’altro. Si tratta di misure cautelari: le responsabilità contestate devono ancora essere accertate nel procedimento.
Durante le operazioni, nell’abitazione dell’uomo destinatario dei domiciliari, i poliziotti hanno trovato una pistola calibro 6,35 carica. Il ritrovamento ha portato a un ulteriore arresto in flagranza per detenzione illegale di arma da sparo. Il comunicato non indica che la pistola sequestrata sia quella utilizzata nell’agguato di giugno: i due elementi dell’indagine vanno quindi tenuti distinti.
Le ragioni che hanno accelerato l’intervento riguardano anche ciò che sarebbe accaduto durante gli accertamenti. La Questura riferisce di una fuga di notizie e della pubblicazione, su organi di stampa locali, di particolari ancora coperti da riserbo investigativo. Su questo passaggio sono aperte indagini separate. Gli investigatori segnalano inoltre dialoghi nei quali sarebbero emersi propositi di ritorsione: si riferivano, precisa la fonte, a vicende personali diverse da quella dell’agguato.
L’inchiesta sul ferimento resta nella fase delle indagini preliminari. La contestazione del metodo mafioso è parte dell’ipotesi accusatoria sottoposta al giudice e non equivale a una condanna definitiva degli indagati.
Foto della Polizia di Stato: la pistola e le munizioni sequestrate durante le operazioni.
